Oro vicino ai massimi da tre mesi: i timori sul dollaro crescono con il piano di riacquisto del Tesoro USA
Riepilogo di mercato AI
L'oro si mantiene vicino a un massimo di tre mesi mentre la potenziale espansione dei riacquisti di Treasury da parte del Tesoro degli Stati Uniti alimenta preoccupazioni sulla fiducia nel dollaro, rafforzando la domanda di coperture macro. Il rischio di escalation in Medio Oriente intorno all'Iran e allo Stretto di Hormuz aggiunge un'ulteriore domanda da bene rifugio e mantiene elevati i rischi d'inflazione trainata dall'energia. I mercati attendono ora i dettagli sulle sanzioni, l'inflazione PCE degli Stati Uniti e le indicazioni di Jackson Hole, che potrebbero spostare ulteriormente le aspettative su tassi e FX.
Livello dell'impatto
● Elevato
Asset interessati
NCCOGOLD2USD/USDT+0.10%
Approfondimenti AI · NCCOGOLD2USD/USDTApprofondimenti AI
▲ Rialzista
Fai subito trading
⚠️ Le analisi generate dall'AI si basano sui contenuti delle notizie e sono forniti esclusivamente a scopo informativo. Non costituiscono consulenza in materia di investimenti né rappresentano le opinioni di BingX. Investire comporta rischi. Fai trading in modo responsabile.
Nella mattinata del 24 agosto in Asia, l'oro spot si muoveva in area 4.607 dollari l'oncia. La scorsa settimana il metallo giallo ha toccato un massimo di tre mesi dopo che il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha segnalato la possibilità di ampliare ulteriormente il programma di riacquisto (buyback) di Treasury, alimentando sul mercato l'idea che l'operazione possa erodere la fiducia nel dollaro.
Nel frattempo, gli operatori attendono questa settimana dettagli sulle sanzioni economiche statunitensi contro l'Iran. Il 23 agosto Teheran ha presentato la propria "contromossa sulle esportazioni di petrolio", avvertendo che, in caso di "guerra economica" da parte degli USA, si fermerebbero le esportazioni dallo Stretto di Hormuz e persino dall'intera regione del Golfo Persico. Il WTI scambia attorno a 86,13 dollari al barile.
Azionario USA
Venerdì scorso Wall Street ha chiuso in rialzo: Dow Jones +0,98%, S&P 500 +0,43%, Nasdaq +0,44%. Nonostante il rimbalzo, tutti e tre gli indici hanno archiviato la settimana in calo, interrompendo la serie di tre settimane positive per S&P e Nasdaq; il Dow ha registrato la seconda settimana negativa consecutiva. A guidare i flussi sono state le oscillazioni dei rendimenti obbligazionari e l'incertezza sul Medio Oriente. Dopo l'annuncio del Tesoro su un possibile ampliamento del programma di riacquisto, si è attenuata la preoccupazione per una risalita unidirezionale dei rendimenti. Il settore materiali ha trainato i rialzi, mentre le utility hanno sottoperformato. Il petrolio ha esteso i guadagni per il sesto giorno di fila per i rischi di offerta legati all'Iran, riaccendendo i timori inflazionistici. Tra i singoli titoli, Ross Stores è salita del 4,4% dopo aver alzato la guidance sugli utili annuali.
Agenda della prossima settimana: trimestrali di big tech come NVIDIA, dato PCE di luglio e intervento del presidente della Federal Reserve al simposio di Jackson Hole.
Mercato dell'oro
Venerdì l'oro spot è balzato di quasi il 2% fino a 4.632,10 dollari l'oncia, massimo dal 15 maggio, e ha chiuso la settimana con un progresso superiore al 5%, terza settimana consecutiva in rialzo. Il movimento è stato sostenuto dal superamento della media mobile a 200 giorni (circa 4.513 dollari l'oncia), livello tecnico considerato un segnale rialzista, e da un dollaro più debole. Sullo sfondo, la domanda è alimentata anche dal dubbio che l'estensione dei riacquisti di Treasury possa pesare sulla credibilità della valuta statunitense.
Secondo gli strategist di TD Securities, se il momentum dovesse proseguire il prossimo obiettivo sarebbe 4.700 dollari l'oncia. Goldman Sachs segnala che il ritorno della domanda di copertura macro globale ha rafforzato gli acquisti di opzioni call sull'oro, generando un effetto meccanico di amplificazione dei prezzi. Sul fronte fisico, gli acquisti retail in India restano frenati dai prezzi elevati, mentre la domanda in Cina è stabile. Anche gli altri preziosi hanno chiuso la settimana in rialzo: argento spot +2,3%, platino +2,8%, palladio +0,8%.
Petrolio
Venerdì il greggio è salito dopo che il presidente USA Donald Trump ha minacciato sanzioni economiche contro i partner commerciali dell'Iran, rafforzando le attese di una stretta dell'offerta nelle prossime settimane. Il Brent ha chiuso a +0,73% a 93,86 dollari al barile; il WTI a +0,5% a 86,64 dollari. Su base settimanale, Brent +5,93% e WTI +5,15%.
Again Capital Partners ricorda che le sanzioni sono da tempo lo strumento principale di pressione su Teheran, mentre l'Iran ha promesso ritorsioni "devastanti" contro nuove minacce. Per Empire FX, dato che le esportazioni iraniane sono già fortemente limitate dai blocchi marittimi statunitensi, l'impatto diretto sull'offerta potrebbe essere contenuto; resta il rischio di escalation con incidenti in mare e azioni di rappresaglia, in un contesto in cui i volumi nello Stretto di Hormuz restano ben sotto la normalità. Price Futures Group osserva che il mercato cerca forniture alternative tramite oleodotti, shale USA, ripresa del Venezuela, Emirati Arabi Uniti e altre fonti. I tagli produttivi dei principali Paesi esportatori continuano inoltre a sostenere i prezzi. Nessuna delle due parti, Stati Uniti o Iran, ha tentato di riavviare i negoziati dopo la scadenza dell'accordo di pace avvenuta questa settimana.
Dati di tracciamento delle navi indicano che giovedì scorso solo sette navi cargo di materie prime hanno attraversato lo Stretto di Hormuz, circa la metà rispetto al giorno precedente.
Forex
Venerdì l'indice del dollaro (DXY) ha chiuso a 98,55. La valuta statunitense è scesa sui minimi di tre mesi contro l'euro, mentre aumentano le preoccupazioni che l'espansione delle operazioni di riacquisto su Treasury a più lunga scadenza possa indebolire ulteriormente il biglietto verde. Il segretario al Tesoro Bessent ha indicato che i volumi potrebbero essere incrementati ancora, dopo l'impegno a sorpresa del giorno prima a quantomeno raddoppiare la scala dei riacquisti per contenere l'ascesa dei rendimenti. Diversi analisti sostengono che la misura non abbia compresso efficacemente i rendimenti e abbia invece indebolito il dollaro. Il chief strategist di Bannockburn Global Forex ha commentato: "Il mercato sta respingendo".
L'euro ha toccato 1,1711 (massimo dal 14 maggio) prima di chiudere a 1,1679. La sterlina contro dollaro è arrivata a 1,3675 (massimo dall'11 febbraio). Il prossimo test è l'intervento del presidente della Fed Walsh a Jackson Hole venerdì: per TD Securities il dollaro è esposto a rischi ribassisti e, se Walsh non affronterà i dubbi sulla credibilità della lotta all'inflazione, la pressione potrebbe aumentare. I futures sui Fed funds prezzano una probabilità del 40% di rialzo a settembre e del 72% entro dicembre. Lo yen è risalito a 159,01 per dollaro, sostenuto dall'accelerazione dell'inflazione core in Giappone a luglio, ma gli analisti avvertono che la valuta potrebbe tornare a indebolirsi se la Bank of Japan non irrigidirà la politica monetaria; l'attenzione è sulla riunione del 17-18 settembre.
Notizie internazionali
- USA-Iran: verso una "guerra economica senza precedenti". Dopo l'annuncio di Trump, il segretario al Tesoro Bentsen ha confermato che le misure di "isolamento economico senza precedenti" contro l'Iran saranno rese note ufficialmente il 24. Teheran, il 23, ha rilanciato con la "carta" delle esportazioni di petrolio, minacciando lo stop dal Corridoio di Hormuz e dall'intero Golfo Persico. A meno di 24 ore dalla pubblicazione dei dettagli, parte dell'opinione pubblica interpreta la mossa USA come un tentativo estremo nel contesto dello stallo e dei negoziati falliti. Secondo alcune analisi, l'esito potrebbe essere un "lose-lose-lose-lose". (CCTV News)
- Il ministro degli Esteri iraniano Alireza 阿拉格齐 ha dichiarato il 23 che l'Iran non ha mai temuto le sanzioni USA e che blocchi e operazioni militari non hanno funzionato; anche la nuova tattica fallirà. Le "azioni economiche" di Trump sarebbero, a suo dire, la consueta politica di bullismo degli Stati Uniti. (CCTV)
- Il presidente iraniano Pezeshkian ha affermato che il Paese affronta una "guerra totale" economica, militare e di sicurezza. Washington avrebbe previsto un rapido collasso dell'Iran, ma la realtà avrebbe mostrato "resistenza, unità e coesione". Teheran punta su mobilitazione interna e diplomazia per fronteggiare una "guerra asimmetrica" e sfrutta il controllo dello Stretto di Hormuz come asset strategico. Nel piano rientra anche lo sviluppo delle rinnovabili per ridurre squilibri energetici e rafforzare la resilienza economica.
- Il segretario del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale, Rezaei, ha detto che l'Iran continuerà a mantenere chiuso lo Stretto di Hormuz finché gli Stati Uniti non rispetteranno gli impegni. Ha avvertito i Paesi vicini di non partecipare alla "guerra economica" contro Teheran, pena contromisure. Ha citato un "accordo su carta" tra Iran e Oman su una rotta commerciale attraverso lo stretto e ha ribadito che Hormuz è "parte dell'identità dell'Iran". Ha aggiunto che, nonostante i blocchi marittimi, l'Iran ha esportato 70 milioni di barili di petrolio negli ultimi uno-due mesi.
- Trump: "L'intervento definitivo è l'esercito". Il 21 agosto Trump ha dichiarato ai media di non aver ordinato al segretario al Tesoro Bentsen di intervenire nel mercato obbligazionario questa settimana. Alla domanda su possibili interventi se i rendimenti a lungo termine tornassero a salire, ha risposto che "l'intervento definitivo è l'esercito USA; se necessario, lo dispiegheremo". (CCTV International News)
- USA-Canada: colloqui commerciali in stallo, da sabato dazio al 50% su alcuni beni canadesi. Il rappresentante commerciale USA Greer ha accusato Ottawa di rifiutare la finalizzazione di un accordo bilaterale e di mantenere misure di ritorsione. Un funzionario ha riferito che Washington avrebbe offerto un accesso più favorevole al mercato USA e concessioni sulle esportazioni di auto, senza ottenere l'adesione canadese. In base alla Section 338 del Tariff Act del 1930, scatterà un dazio del 50% su alcuni prodotti importati dal Canada dalle 00:01 (ET) di sabato.
- Iran: via libera in commissione al piano pedaggi su Hormuz. La Commissione per la Sicurezza Nazionale e la Politica Estera del Parlamento iraniano ha approvato l'Articolo 3 di una proposta che autorizza l'Iran a imporre tariffe alle navi abilitate al transito nello Stretto di Hormuz. Il provvedimento rientra nello "Strategic Action Plan for Ensuring the Security and Development of the Strait of Hormuz". Teheran indica che le tariffe coprirebbero servizi marittimi e ambientali, rifornimento carburante, assicurazione, sicurezza e attività correlate, con pagamento in rial iraniano o altre valute designate. Il testo richiama il diritto di passaggio inoffensivo e cita la Convenzione ONU sul diritto del mare del 1982 e la posizione dell'Oman. Il traffico commerciale è crollato: da oltre 130 navi al giorno prima del conflitto a poche unità nelle ultime rilevazioni, con accesso selettivo e alcuni passaggi consentiti a petroliere irachene. La proposta deve essere approvata dall'intero Parlamento e poi vagliata dal Consiglio dei Guardiani; in caso di dissensi potrebbe intervenire il Consiglio per il Discernimento. Persistono incertezze per le compagnie di navigazione, tra tentativi iraniani di rafforzare il controllo e blocchi USA sui porti iraniani. Un'eventuale restrizione prolungata potrebbe innescare carenze di offerta globali, aumento dei costi di trasporto e dei premi assicurativi.
Cina (notizie domestiche)
- Il report: primi risultati nella "decarbonizzazione" della filiera della potenza di calcolo. Alla conferenza 2026 Green Computing (Artificial Intelligence) a Hohhot (Mongolia Interna), il 22 agosto Ao Li, vicepresidente della China Academy of Information and Communications Technology, ha pubblicato il "Research Report on Green Computing Development (2026)". Il documento indica che l'hardware accelera l'iterazione verso maggiore efficienza energetica e che l'infrastruttura si sta trasformando in senso green. A fine giugno 2026 la potenza di calcolo intelligente della Cina ha raggiunto 2185 EFLOPS. Tecnologie come liquid cooling, interconnessioni ottiche ad alta velocità e nuove architetture di storage sono diventate essenziali per data center intelligenti ad alta densità.
Entro fine 2025 risultavano installati oltre 13,73 milioni di rack server standard, con 42 cluster di calcolo intelligente oltre 10.000 GPU ciascuno; oltre l'80% della potenza intelligente è concentrata negli otto hub nazionali. Più di 160 data center hanno ottenuto la certificazione "green data center" di livello 4A o superiore. Sul coordinamento tra calcolo ed energia, l'integrazione calcolo-elettricità passa dal concetto alla pratica: la cornice politica si rafforza e il coordinamento è stato inserito nel Government Work Report 2026. Progetti benchmark sono stati completati e avanzano tecnologie e meccanismi di mercato; soluzioni di dispatching integrato elettricità-carbonio-calcolo consentono ai carichi di calcolo di partecipare in modo flessibile al peak shaving, con piloti come connessioni dirette a energia verde. Nel 2025 i consumi elettrici dell'infrastruttura di calcolo in Cina sono stati pari a 170 miliardi di kWh, +30% circa su base annua. Sul lato della domanda, computing network, token economy ed export di potenza di calcolo emergono come nuovi motori: entro marzo 2026 il volume medio giornaliero di invocazioni token in Cina è salito da circa 100 miliardi a inizio 2024 a circa 140.000 miliardi, oltre mille volte in più. (Xinhua)
- Mercato obbligazionario globale sotto pressione, record di emissioni di Panda bond. L'aumento dei rendimenti dei titoli di Stato a lungo termine nelle principali economie ha intensificato le vendite sul reddito fisso a livello globale. In controtendenza, i mercati obbligazionario e valutario cinesi restano relativamente stabili e le emissioni di Panda bond segnano un massimo per il periodo. Al 21 agosto, l'ammontare cumulato delle emissioni 2026 ha raggiunto 209,975 miliardi di RMB, +73% su base annua. Gli esperti sottolineano che Cina e mercati esteri si trovano in cicli economici e monetari differenti: la quota estera sul mercato obbligazionario cinese è circa 5%-8% e il pricing resta dominato dagli investitori domestici, con una politica monetaria orientata alle condizioni interne. Le prospettive restano di forte volatilita dei rendimenti esteri, fattore che può sostenere l'appeal dei bond in renminbi nel medio-lungo termine. Resta il rischio che rendimenti USA più alti innalzino la soglia di rendimento per i fondi globali, frenando nuovi acquisti di bond in RMB; inoltre la rapida risalita dei rendimenti nei Paesi sviluppati potrebbe comprimere le valutazioni degli asset domestici più rischiosi. (CCTV Finance)